LOCALIZZAZIONE

Il Canavese è culla di paesaggi variopinti e mai banali, grazie alle sue colline di boschi e vigneti che danno origine a vini importanti. Vini che hanno saputo segnare, con la loro qualità, i nomi dei paesi produttori italiani e esteri. Esempio ne è il rinomato Erbaluce di Caluso. La storia ha inciso fortemente questa terra, essendo stata teatro di numerosi passaggi e battaglie che hanno profondamente cambiato la storia. Infatti, nel paesaggio, si possono scorgere molti castelli medievali, quasi uno per paese, prova evidente di come queste terre siano ricche di racconti.

Il Canale di Caluso, anche detto Bealera Brissacca, in onore del suo ideatore, vanta una storia di quasi 500 anni, nei quali ha ”vissuto e vive” innumerevoli periodi storici che ancora oggi ci può raccontare, rendendoci partecipi di questa immensa cultura locale. Oggi il canale è di 32 km, prende acqua dal fiume Orco, a confine tra Cuorgnè e Castellamonte, in una piccola frazione di nome Spineto e conclude il suo viaggio nella Dora Baltea a Mazzè. Lungo il percorso numerosi canali minori si diramano dal principale, per irrigare anche i paesi più distanti.

Il Canale di Caluso è situato tra l’alto e il basso Canavese, terra che offre un paesaggio verdeggiante e molto vario. A nord-ovest si stagliano le Alpi Graie, sede di alcuni parchi naturalistici tra cui il famoso parco del Gran Paradiso e, a nord-est, la caratteristica Serra Morenica d’Ivrea, il più grande anfiteatro naturale di origine glaciale esistente in Europa. A sud-est del Basso Canavese troviamo la Dora Baltea, affluente del Po in cui sfocia il Canale Di Caluso, e il parco Piemontese del Po, che ospita le tipiche risaie del vercellese. A sud troviamo il torinese, zona più urbanizzata ma ricca di storia, con Torino, il capoluogo regionale che vanta meravigliosi edifici storici e un carattere romantico ed elegante.

La Dora Baltea vista dal castello di Mazzè
Vista valle dell'Orco da Cialma (TO)
Vista panoramica del Canavese con la Collina Morenica sullo sfondo

Il percorso del canale

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STORIA

Piemonte Medievale

Già dalla fine del XV secolo, le terre piemontesi erano attraversate dalle truppe francesi di Carlo VIII e in seguito di Luigi XII che portarono a molta instabilità politica. Furono anni difficili per i Savoia, perché dovettero affrontare numerosi cambi di potere e grandi perdite territoriali a causa della loro debole situazione politica.

In questo periodo storico, in cui Caluso era divenuto feudo francese, il maresciallo di Francia, Charles de Cossè de Brissac, acquistò il feudo da Flaminio Paleologo e decise di costruire il canale per portare acqua dal torrente Orco a Caluso. L’idea nacque dalla necessità di irrigare questi terreni, altrimenti aridi e poco produttivi, e per la produzione di forza motrice per i mulini locali.

Nel 1556 ottenne la concessione dal re di Francia, all’epoca Enrico II, per derivare l’acqua dal fiume. La costruzione fu affidata al suo ingegnere militare Francesco Orologi, che fece passare il canale attraverso i territori di Castellamonte, Bairo, San Giorgio Canavese, Montalenghe, Orio, Barone arrivando a Caluso. In seguito altri comuni vennero toccati dal Canale grazie alle convenzioni che stipularono per poter favorire anch’essi dell’approvvigionamento di acqua.

Nel 1559 Emanuele Filiberto sconfisse i francesi e firmò il trattato di pace di Cateau-Cambrésis, con il quale gli venivano restituiti i territori occupati, tra questi anche Caluso. Alcuni dei territori attraversati dal canale erano entrati sotto il dominio dei Savoia e altri sotto il dominio del marchesato del Monferrato, dunque il maresciallo di Francia dovette riconoscere i suoi nuovi signori feudali e chiedere a loro il riconoscimento dei diritti sui suoi possedimenti piemontesi, che ottenne nel Febbraio del 1560.

Il Duca Emanuele Filiberto accordò un Conservatore Giuridico con salvaguardia, che fissava le sanzioni contro gli usurpatori dell’acqua, e i Duchi di Mantova, che non riconoscevano De Brissac come feudatario, fecero lo stesso, nominando un altro Magistrato Conservatore a tutela e salvaguardia della Bealera.

Mentre i Savoia compresero che il futuro della monarchia non era più da ricercare nei territori francesi ma all’interno di quelli italiani, i francesi si erano fortemente ritirati dal Piemonte ed Emanuele Filiberto decise di spostare la capitale da Chambéry a Torino, nell’anno 1562. Nello stesso anno il maresciallo Brissac decise di permutare i suoi terreni calusiesi e il relativo canale, con delle terre francesi appartenute ai Duchi di Mantova, passando i terreni e il canale in mano ai Marchesi del Monferrato.

In seguito il canale venne denominato ”Bealera Brissacca”, in onore del suo inventore, e seguì il feudo calusiese nei cambi dei feudatari che furono molti, fino alla loro acquisizione da parte dei Valperga di Masino i quali lo cedettero al Regio Patrimonio Sabaudo, nel 1760.

IL XVIII SECOLO

La Bealera di Caluso divenne di fondamentale importanza per l’agricoltura locale e, nel ‘700, furono effettuati numerosi interventi di mantenimento e ampliamento per una miglior resa.

Nel 1764 il canale venne ampliato ad opera dell’ingegnere Giacinto Bays per portare l’acqua alla tenuta della Mandria di Chivasso, dove erano tenuti i cavalli al servizio della corte Sabauda. Per fare ciò furono costruite due gallerie sotterranee nel territorio di San Giorgio Canavese denominate ”Bioleto” e ”Fenoglio”. Nel 1767 il corso fu allargato e allungato con il ”regolatore della Mandria di Chivasso”, e con la costruzione del ”Bocchetto” l’acqua raggiunse i comuni di Rondissone e Verolengo, dunque venne aumentata la sua portata.

Nel 1781 si rifece lo sbarramento in pietra sull’Orco regolando l’imboccatura e portandola più a monte, vicino a quella della Bealera di Castellamonte, già esistente.

Tra il 1786 e il 1789 il canale subì numerose trasformazioni per la forte richiesta, che arrivò dai paesi limitrofi, di poter sfruttare anch’essi il corso. Questo portò ad un crescente sviluppo delle cittadine, che aumentavano la produttività con la costruzione di mulini da canapa, fucine per la lavorazione del ferro e delle manifatture di cotone e seta.

L’ingegnere Ignazio Michela documentò i cambiamenti di tale periodo: la trasformazione delle bocchette per aumentare la portata d’acqua; la costruzione di 53 ponti di cui 23 in muratura; e l’attività di 22 ruote di mulini o filatoi.

IL XIX SECOLO

Nell’epoca napoleonica il Regio Patrimonio Sabaudo decise di affittare il canale alla Società Pastorale, in quanto riteneva più giusto che a gestirlo fosse chi lo sfruttava e vedeva attivamente quali fossero le necessità. Questa società apportò ulteriori migliorie, come la costruzione di un grande argine in pietra spaccata e di un ponte di ferro sospeso vicino a San Giorgio Canavese, uno dei primi ad essere costruiti in Italia.

Tra il 1818 e il 1884 la Bealera Brissacca cambiò diverse volte i proprietari. Inizialmente tornò ad essere dell’Amministrazione Statale, nel 1865 fu affidata all’avvocato Ferrerò e nel 1884 venne data in concessione al Consorzio Conduttore del Canale di Caluso. Il Consorzio si era formato dall’unione dei consorzi locali che avevano cominciato a formarsi negli anni precedenti.

EPOCA MODERNA E CONTEMPORANEA

Nel secondo dopoguerra, tra il 1949 e il 1950, venne realizzata la diga di derivazione dal torrente Orco, in sostituzione di quella già esistente risalente al 1700. Nel 1980, la titolarità del canale venne trasferita alla Regione Piemonte che affidò la gestione al Consorzio Conduttore del Canale Demaniale di Caluso.

Tra il 2002 e il 2006 fu realizzato il Canale Scolmatore del Canale Demaniale di Caluso, per risolvere le interferenze che si erano create a seguito dei lavori per la realizzazione della TAV di Rete Ferroviaria Italiana. Questo prolungamento serve tutt’oggi a far confluire l’acqua del canale nel tratto della Dora Baltea passante a Mazzè. L’opera è complessivamente di 4 km e ha portato la Bealera Brissacca al totale odierno di 32 km.

Oggi l’utilizzo del canale è ancora con prevalenza a scopo irriguo, ma con la più recente costruzione di 13 centrali idroelettriche, è diventato importante per la produzione di energia pulita da fonte rinnovabile, la nostra acqua. I paesi attualmente coinvolti nel suo passaggio e/o nel suo utilizzo sono 17: Castellamonte, Bairo, Agliè, Ciconio, San Giorgio Canavese, Montalenghe, Orio Canavese, Barone Canavese, San Giusto Canavese, Foglizzo, Caluso, Candia Canavese, Montanaro, Chivasso, Mazzè, Rondissone e Torrazza Piemonte.

Ritratto del maresciallo di Francia, Charles de Cossè de Brissac

IL VALORE E IL RUOLO CHE HA OGGI IL CANALE PER IL TERRITORIO

QUAL È IL VALORE E IL RUOLO CHE HA OGGI IL CANALE PER IL TERRITORIO? Dopo esserci concentrati sulla storia del canale è possibile comprendere meglio la sua importanza, ma per rispondere a questa domanda sono andata alla sede del Consorzio Conduttore del Canale Demaniale di Caluso e ho posto il quesito alla dottoressa Alessandra Conti, la direttrice del consorzio.

Questo è un estratto della sua risposta:

<<Tale premessa (N. d. A. riferimento al racconto della storia medievale del Canale) che racconta come è nato e ad opera di chi il Canale di Caluso, richiama una citazione di Giovannino Guareschi, che nel suo “Mondo Piccolo” scriveva: “La storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia. E la storia, del resto, è in funzione della geografia. Gli uomini cercano di correggere la geografia bucando le montagne, deviando i fiumi e, così facendo, si illudono di dare corso diverso alla storia, ma non modificano un bel niente, perché, un bel giorno tutto andrà a catafascio.”

Una cosa è certa, il Canale di Caluso non “è andato a catafascio” anzi si è esteso e ancora oggi può raccontare la sua storia. Dal 1559 infatti è passato di mano in mano e ha permesso lo svilupparsi di attività agricole, zootecniche ed economiche assumendo un ruolo fondamentale nel consolidare un comprensorio irriguo ad alto reddito. La conferma di questo ruolo si ha nel fatto che l’oncia di Caluso (prima 20l/sec oggi 24l/sec) fu adottata come unità di misura per la distribuzione delle acque negli altri canali fino al 1837, quando si consolidò il modulo albertino, nuova misura legale inserita nel sistema metrico decimale.

Dal 1884 il Canale è stato concesso in gestione al Consorzio Conduttore del Canale Demaniale di Caluso. Dal 1980 in virtù della Legge 984 del 27 dicembre 1977 la titolarità dell’alveo è stata trasferita alla Regione Piemonte, che con atto del 19 dicembre 1980 lo ha dato in gestione al Consorzio stesso.

Siamo orgogliosi di poter dire che grazie alla gestione del Consorzio, dal 1883, ancora oggi il Canale di Caluso, bene di proprietà regionale, serve ad irrigare un comprensorio di circa 9000 Ha con circa 71 derivazioni irrigue, suddiviso in 15 distretti, che vengono serviti con l’unità di misura dell’oncia calusiese (pari a 24 l/sec).

Alla nuova denominazione si è accompagnato il cambio del logo che evidenzia l’importanza dell’acqua e dei suoi molteplici usi. La concessione di derivazione dal Torrente Orco in seno al Consorzio prevede infatti principalmente un utilizzo della risorsa idrica per scopo irriguo – agricolo (a cui si è data evidenza nelle foglioline verdi che sbucano dall’acqua) e contestualmente idroelettrico (a cui si è dato risalto nella turbina), con 14 impianti ad acqua fluente ad oggi installati sul Canale. Questo utilizzo plurimo della risorsa permette di mantenere a un costo accettabile le quote irrigue per gli agricoltori e allo stesso tempo di sostenere i costi di manutenzione ordinaria purtroppo sempre più elevati.

Il Consorzio collabora inoltre da alcuni anni con molti dei 15 Comuni attraversati impegnandosi a sviluppare progetti turistici per la fruibilità del territorio del canavese.>>

Concludo con una mia personale osservazione. Credo che il Canale demaniale di Caluso abbia un grande potenziale, ma come spesso accade, questo venga sottovalutato. Io spero che in futuro possa esser messa in luce l’importanza del canale come legame di diversi territori, in ambito geografico ma anche culturale. Non è solo un corso d’acqua, ma una via di comunicazione della storia e delle tradizioni del territorio locale, ed ha bisogno di essere valorizzato e promosso.

Nuovo logo del Consorzio Conduttore del Canale Demaniale di Caluso