La prima citazione del centro abitato, all’epoca chiamato ‘’Castrum Montalengarum’’, avvenne nel XII secolo, momento in cui apparteneva ai conti di Biandrate.
Anche per Montalenghe il XIV secolo fu segnato dallo scontro tra guelfi e ghibellini, che portò all’incendio del Castello da parte dalle milizie dei Valperga, e al tuchinaggio, con la morte del Conte Giovanni di Montalenghe e di sua moglie.
Nel XV secolo ottenne gli statuti comunali ed ebbe delle dispute con la comunità di San Giorgio per il possesso dell’attuale frazione di Misobulo, la quale passò infine al comune di San Giorgio nel 1540.
Il XVI secolo fu segnato dall’importante innovazione agricola data dalla costruzione del canale di Caluso.
Nei secoli successivi, come la maggior parte del territorio canavesano, fu vittima dei ripetuti passaggi delle milizie francesi.
Prima dell’attuale castello Montalenghe aveva una residenza nobile, identificata oggi come Castelvecchio, di cui oggi rimangono solo le rovine del XI e XII secolo, quando venne assaltato per le guerre civili tra guelfi e Ghibellini.
Il castello presente ancora oggi è stato costruito nel XVIII secolo su una struttura preesistente. Fu Carlo Giacinto Roero Conte di Guarene a progettarlo nel 1733. Venne costruito su una struttura semi distrutta del 1699 che si trova in cima al colle del feudo. Il nuovo castello presenta una conformazione a tre piani di cui due dei Nobili proprietari con saloni arricchiti da stucchi, decorazioni, camini e pregiati dipinti del Crivelli, mentre l’ultimo piano è stato progettato per la servitù in modo semplice, spoglio di decori e con un’altezza inferiore.
Dal castello passò, nel 1800, un importante ospite storico, Napoleone Bonaparte, che vi soggiornò e elogiò il giardino.
Il castello, nella sua area verde, presenta non solo il giardino ma anche il parco e il bosco, che oggi sono tutti sottoposti a un intervento di riqualificazione con il quale si progetta di conservare la biodiversità vegetale e faunistica.
Nel susseguirsi del tempo furono diversi i cambi di proprietà. Nel 1860 era del cavaliere Gualberto Gromis di Trava, alla morte sua e della moglie passò in mano ai salesiani che lo resero un orfanotrofio. Nel 1979 divenne proprietà del priorato di San Carlo, ma fu lasciato in stato di abbandono e per questo oggi è stato istituito il programma di recupero a scopo di valorizzazione della struttura esistente e del ritorno del suo antico splendore.
Gli interventi sono autorizzati dalla soprintendenza archeologica, artistica e paesaggistica di Torino e sono seguiti e promossi dall’Associazione Arteo ETS che si occupa di valorizzare il patrimonio storico, architettonico e ambientale sensibilizzando l’interesse delle persone verso i beni culturali.
Montalenghe è conosciuta per la sagra gastronomica ‘’Fungalenghe’’. Occasione nella quale il fungo diventa protagonista e la Pro loco di Montalenghe soddisfa i palati degli amanti servendo un menù totalmente a base di funghi. Le proposte solitamente sono tipiche piemontesi, partendo da antipasti caratteristici della regione come la famosa albese di carne guarnita con i funghi porcini o i medaglioni di polenta accompagnati dai funghi trifolati. Nei primi si può spaziare ma il menù più classico propone i tagliolini ai funghi, e per secondo funghi impanati.
Il Piemonte vanta delle ottime ricette che valorizzano la qualità e il gusto di questo prodotto così particolare. Oltre a quelle già elencate si possono trovare tantissime altre preparazioni di antipasti, primi, secondi o contorni a base di funghi, tra cui anche un buon risotto ai funghi, che richiama anche un importante prodotto di origine Vercellese, il riso, oppure i funghi in umido, tipici di un buon pasto di fine estate.
INGREDIENTI:
PREPARAZIONE:
Affettare i funghi puliti partendo dal cappello, in modo che risulti integra la sezione.
In una padella antiaderente, aggiungere 2 cucchiai d’olio, gli spicchi d’aglio sbucciati e leggermente schiacciati.
Lasciare dorare l’aglio per meno di 1 minuto a fiamma vivace fino a doratura.
Aggiungere i funghi e il prezzemolo precedentemente lavato e tritato. Girare subito i funghi, in modo che si insaporiscano tutti e lasciateli cuocere a fiamma moderata – vivace senza coperchio (il coperchio tende ad aumentare il vapore e creare acqua in padella).
A questo punto perdono volume e bisogna girare di tanto in tanto e lasciare cuocere a fiamma vivace per 3 minuti circa.
A fine cottura salare i funghi, aggiungere un altro cucchiaino di prezzemolo fresco e un cucchiaio di olio. Girare e lasciarli sul fuoco ancora qualche secondo poi spegnere e servirli caldi, tiepidi o anche freddi.
P.S. se i funghi dovessero rilasciare acqua, questa deve essere tolta per non avere un risultato acquoso.
INGREDIENTI:
PREPARAZIONE:
Nella pulizia dei funghi, con l’aiuto di un coltellino affilato, si elimina la parte del gambo a contatto con la terra. Con un movimento rotatorio del polso, separare la cappella dal gambo, con la premura di non rovinare o rompere una delle due parti del fungo. Effettuare un veloce passaggio sotto un dolce getto d’acqua fredda per eliminare ulteriori residui di terra.
Tagliare i funghi in pezzi piuttosto grossi, possibilmente delle stesse dimensioni, in seguito infarinare, salare e pepare a piacere.
Sciogliere il burro in una padella e aggiungere i funghi; lasciarli dorare a fiamma viva, facendogli assorbire il burro, per poi abbassare il gas e lasciar cuocere a fuoco dolce per una trentina di minuti. Sfumare con il vino e aggiungere la salsa di pomodoro, copriamo la padella e continuiamo la cottura del tutto fino a quando i funghi non avranno ottenuto la consistenza desiderata.
In seguito si potranno servire caldi.
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