Le prime menzioni del paese di San Giorgio Canavese sono nelle carte subalpine del IX secolo quando viene localizzato dove ora si trova la frazione di Cortereggio. Infatti era l’anno 882 d.C. quando furono scritti vari atti di donazione alla chiesa, prima vercellese poi eporediese e infine all’Abbazia di Fruttuaria.
Si sa che nel X secolo già esisteva il castello e veniva impiegato come centro di difesa del paese e come punto di riferimento per le altre ‘’curtis’’ (le altre ville nobiliari).
Tra il XIII e il XIV secolo abbiamo la decadenza e la divisione dei conti di Biandrate e del canavese nei tre rami di San Giorgio, Foglizzo e di Lusiglié. Nonostante ciò le casate rimasero comunque unite, formando il consortile di San Giorgio. In seguito i Biandrate, per rafforzare la propria Signoria, si appoggiarono prima ai Savoia e poi ai Monferrato.
Mentre nel XV secolo il paese è in continuo sviluppo e i Biandrate diventano una presenza costante, testimoniato anche da documenti storici di loro diretta emanazione, nel 1518 i sangiorgesi, spinti dall’odio verso i loro feudatari, invadono e saccheggiano il castello. In questo evento furono probabilmente incitati dai Savoia che volevano colpire i Marchesi del Monferrato.
Nel 1631 con la pace di Cherasco il centro di San Giorgio passa definitivamente ai Savoia.
Come detto in precedenza, il castello esisteva già nel X secolo e questa fortezza era il segno concreto del potere che San Giorgio esercitava come Castrum. Tra il XIII e il XIV secolo i conti di Biandrate costruirono una nuova parte, che divenne l’edificio abitato dai Conti e fu ristrutturata dagli stessi nel 1700. Anche l’ala più antica, oggi definita ‘’Castelvecchio’’, subì un rimaneggiamento nel ‘700, diventando la stalla con fienile della tenuta. L’esterno è ancora oggi arricchito da un giardino all’italiana, realizzato nel XVII secolo.
Ad oggi il Castello è restaurato in forma barocca ed utilizzato per eventi, matrimoni e convention, mentre al Castelvecchio è stato ridato l’aspetto altomedioevale e si è aperto un resort con 10 camere arredate con mobili d’epoca. Grazie alla sua bellezza, negli anni 2000 fu scelto come location per le riprese della famosa serie italiana Elisa di Rivombrosa.
A San Giorgio è stato creato il museo etnografico ‘’nòssi ràiss’’ collocato nella casa natale dello storico e politico italiano Carlo Botta, nato a San Giorgio Canavese il 6 novembre 1766.
Il museo, facente parte della rete museale AMI (Anfiteatro Morenico Ivrea), illustra la vita quotidiana le attività agricole e artigianali che in passato caratterizzavano i paesi canavesani. Si possono ammirare strumenti di lavoro, documenti storici, ambientazioni e abbigliamento d’epoca. Tra l’oggettistica spiccano il ‘’raddrizza-corna’’ e due esemplari dell’800 di macchina fono stenografica, strumento utilizzato ancora oggi in parlamento.
La Duchessa è un dolce molto friabile e dal gusto di cacao, con la consistenza di una meringa dalla forma allungata che si scioglie lentamente in bocca.
Gli ingredienti sono zucchero, albume, pasta di cacao amaro, sciroppo di zucchero, farina di frumento e vanillina, ma il metodo di preparazione è segretamente conservato dai produttori, ovvero la famiglia Roletti che produce la duchessa da ormai cinque generazioni.
Una curiosità è l’origine del nome, che gli è stato affidato per essere il preferito della Duchessa di Pistoia Lidia d’Aremberg, la quale usava questo biscotto come pretesto per lasciare il castello durante le sue fughe amorose. Probabilmente in origine non veniva chiamato Duchessa in quanto Lidia d’Aremberg si recava a San Giorgio negli anni trenta e il biscotto era prodotto già da molto prima.
A San Giorgio troviamo anche la Piattella di Cortereggio. Caratteristici e prodotti solo a Cortereggio frazione di San Giorgio Canavese, questi fagioli bianchi sono reniformi e crescono bene in questi terreni perché profondi e ricchi d’acqua grazie alla vicinanza al torrente Orco. Inoltre a differenza di altri legumi hanno una buccia molto sottile per la bassa concentrazione di calcio nel terreno.
La coltivazione era diffusa fino agli anni ottanta e tutti gli abitanti si dedicavano alla semina e alla raccolta visto l’importanza di questa risorsa economica. Essendo una pianta rampicante veniva seminata insieme al mais in modo che potesse avvitarsi intorno al fusto robusto del cereale sfruttandolo come sostegno. Una volta che i baccelli diventavano gialli avevano raggiunto la maturazione, quindi i contadini passavano a raccoglierli nel periodo tra luglio e settembre.
Come da tradizione invernale, ogni sabato le famiglie sfruttavano i ‘’fasol at cutres’’ (i fagioli di Cortereggio) per la preparazione della tofeja. Oggi la sua produzione è scarsa, solo alcune famiglie lo producono e non si trova più in commercio perché sono destinati all’autoconsumo. Grazie a un agricoltore, Mario Boggio, che nel 1981 consegnò alla banca del germoplasma dell’università di Torino pochi kg di fagioli, è stata conservata la semenza. Per tutelarla dall’estinzione è stato istituito un comitato in suo onore che si impegna a seminarla nuovamente.
Apri un sito e guadagna con Altervista - Disclaimer - Segnala abuso - Privacy Policy - Gestisci preferenze di tracciamento
